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L'anno 2011 cosa dobbiamo fare e cosa ci aspettiamo

Iniziamo un nuovo anno di lavoro.
Il 2011 non sarà purtroppo molto diverso dall’anno precedente, perché i problemi che abbiamo avuto nel 2010 rimarranno, ma dobbiamo noi essere diversi.
Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato molto chiaro e senza possibilità di fraintendimenti.
Così non si può andare avanti
In vent’anni non si è fatto altro che alleggerire il costo del lavoro, immiserendo lo stato sociale inventandosi forme d’impoverimento contrattuale, di ogni genere, cercando  molto scioccamente di rendere così competitive le aziende.
Sono sopravvissute entità (parlare d’imprese sarebbe un termine sproporzionato) che hanno impoverito questo paese, pieno di grandi  talenti, che avrebbe meritato ben altri imprenditori e leader politici e rappresentanze sindacali.
L’assurda teoria che dando pochi soldi a un lavoratore, distruggendo lo stato sociale, avrebbe reso competitive le aziende, rispetto ai paesi emergenti ,si è rivelata fallimentare e distruttiva.
Non era difficile capirlo in anticipo. Solo delle menti deboli, o sotto l’effetto di droghe potevano partorire un’idea simile. Purtroppo queste menti sono state seguite in tutto il mondo.
Ovvio che se la gente è più povera, meno sicura del futuro, l’economia arretra.
Per evitare una rivolta, (cosa tutt’altro che scongiurata, anzi è quanto mai probabile che rivolte di piazza, ci saranno nel corso del 2011 e qualche licenziatore di professione potrebbe far una brutta fine) lo stato è dovuto intervenire con casse integrazioni e sussidi, anche se solo una parte di popolazione è stata aiutata.
In pratica per l’incapacità di alcuni e per la mancanza d’intelligenza e di senso civico, tutto il paese ha dovuto spendere molti quattrini, che sarebbero stati impiegati molto meglio nella ricerca e nell’abbassamento del debito pubblico.
Difficile a questo punto non prendere come esempio la vicenda Fiat Marchionne, in contrapposizione al sindacato Fiom.
Dedicherò un articolo ad hoc a questa vicenda, ma vi anticipo che il sottoscritto sta con la Fiom e spiegherò prossimamente i motivi per cui ho questa posizione, all’apparenza conservatrice, ma credetemi l’ideologia politica non centra nulla. 
Anche perché non sono in grado di definirmi se sono di destra o sinistra in questo momento.
Altro grande responsabile di questo dramma è la cattiva abitudine di inserire ai vertici persone senza qualità. 
  I famosi “Signor sì”.
 Abbiamo manager che percepiscono milioni di euro  e nonostante la loro incapacità palese  dirigono aziende decotte, o con debiti immensi.
Un esempio tra tante, la Telecom ,dove in pochi anni le azioni hanno perso metà del loro valore, il debito è di poco inferiore al fatturato e l’azienda annaspa in confronto alle concorrenti dirette, ma il management continua a guadagnare cifre impossibili.
Se è vero come dicono a Napoli che ogni “scarafone è bello per mamma …“ è anche pur vero che è ora di smetterla di inserire nei posti di comando i propri figli, o nipoti, o amici, senza nessun altro  merito.
Essere i figli, o amici del”Padrone” non è necessariamente un motivo per essere catalogati degli incapaci, lo si è  solo se non si ha il back- ground  necessario, o se non si è fatto la gavetta .
A volte è più conveniente ed etico, mantenere a casa, nel lusso senza far nulla, i propri pargoli incapaci, piuttosto che dargli lo scettro del comando,distruggendo decenni di lavoro e impoverendo migliaia di famiglie.
Stesso discorso va fatto nelle università, dove le cattedre sono quasi sempre tenute da  parenti del rettore. Pratica diffusissima particolarmente nel sud’Italia, ma anche nel nord vi sono esempi, non edificanti. 
Nel nostro settore specifico continua il decadimento .
Colpa principale di quest’andazzo è del legislatore che non prevede nessun criterio economico, morale, per contrattualizzare agenti e venditori.
 Pseudo imprenditori, con grosse difficoltà economiche che a malapena riescono a pagare le bollette, cercano insensatamente venditori, senza che nessuno possa vietargli di far ciò.
Scandaloso, ma purtroppo è così.
Chiedere delle garanzie, fideiussioni bancarie verificare se l’azienda non ha contenziosi con Inps, o non ha troppi debiti, rispetto al fatturato, prima di potergli permettere di contrattualizzare un agente di commercio, sarebbe il minimo.
Basterebbe solo questo per rimettere in sesto la categoria e creare posti di lavoro, veri, perché imprenditori seri e validi in Italia ce ne son tanti, ma sono penalizzati dai  colleghi  cialtroni.
Dare però le colpe agli altri senza prenderci le nostre sarebbe ingiusto e infantile.
Noi venditori siamo spesso la quinta essenza della stupidità.
Più volte ho scritto che avere un mandato non significa avere un lavoro, ma solo avere merce da vendere.
Il mestiere del venditore non inizia con la firma del mandato, ma ben prima, con la ricerca dell’azienda e del settore, dove poter operare.
Un vero professionista per prima cosa, compie una ricerca di mercato, per capire quale settore può essere più redditizio, sceglie con cura l’azienda, con le proposte migliori.
Un vero professionista fa un analisi accurata, con criteri matematici prima di arrivare al colloquio di lavoro.
Un serio professionista irride a certe proposte e non li prende neanche in considerazione, è lui a scegliere le aziende, non il contrario.
Come un grande pilota di Formula Uno, seleziona le scuderie, dove correre, un venditore vero seleziona anche con una certa arroganza le imprese a cui dedicare i suoi servizi.
Non succederà mai che un eccellente venditore arricchisca un’azienda scalzacani e lo stesso vale per l’inverso.
 Le aziende scalzacani avranno solo venditori scalzacani.
Carissimi, se voi accettate certe proposte, mi spiace dirvelo, ma vi meritate solo il peggio.
Nel mio blog, trovate tutto quello che serve. 
Come scegliere il settore, dove operare,l’azienda con cui collaborare e come selezionarla.
V’insegno come evitare le trappole e tutto quanto serve per diventare grandi professionisti.
Ecco colleghi e amici cosa vorrei  ottenere a fine 2011. Vorrei davvero che tutti, ma proprio tutti diventiate seri professionisti  e non dilettanti allo sbaraglio. 
Voglio confrontarmi con leader e non mi rattristo se scopro che molti di Voi son più bravi di me. 
Anzi, imparo da Voi, ma divento una belva se i miei colleghi sono dei cialtroni senza arte, ne parte.
Sono stufo di ricevere lettere del tipo
Seguo il tuo blog, ho perso il lavoro e vorrei fare l’agente di commercio". Ho avuto una proposta dall’azienda tal dei tali e ricevo il 10% di provvigione. Che ne pensi?”  o lettere simili
Seguendo il mio blog avete chiaro in mente cosa dovete o non potete fare per essere un vero professionista. Certo non basta leggere l’ultimo articolo inserito. 
Si deve consultare tutto il blog quotidianamente e mettere in pratica i consigli.
Dico professionista, perché il venditore classico è morto. Ne riparlerò in seguito
Non vi costa nulla diventarlo, ma vi costerà un patrimonio non esserlo.
Chiunque può avere successo, basta volerlo.
In attesa che anche la politica e le istituzioni cambino le regole, cominciamo a farci furbi noi, a essere eccellenti e onesti professionisti.
Ricordatevi il motto:
Se il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.
A me il gioco duro piace e mi esalta, se corretto. Voi volete giocare con me?
Buon lavoro ragazzi.
Attimolibero

Commento di Mino
Caro Attimo,
come sempre condivido quasi in toto il tuo pensiero, ma allo stesso tempo capisco chi con seri questioni da risolvere e diciamo costretto ad accettare mandati di aziende scalzacani, mi piacerebbe un giorno confrontarmi con te su questo punto e preciso che non mi piace fare il populista.

2 commenti:

mino ha detto...

Caro Attimo,
come sempre condivido quasi in toto il tuo pensiero, ma allo stesso tempo capisco chi con seri questioni da risolvere e diciamo costretto ad accettare mandati di aziende scalzacani, mi piacerebbe un giorno confrontarmi con te su questo punto e preciso che non mi piace fare il populista.

un saluto

MINO

attimolibero ha detto...

Carissimo Mino quando vuoi il mio blog è a tua disposizione-Lo è per tutti, figuriamoci se non lo è per te.

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